Il NO al TAV ci costa un miliardo? No, è una bufala

Scrive oggi il Messaggero che “…la cifra di 1,2 miliardi fra restituzioni e perdite si riferisce solo ai fondi europei ai quali bisognerebbe aggiungere le penalità da pagare alla Francia per i lavori già partiti su quel versante e le spese per la chiusura degli scavi già effettuati in territorio italiano. Secondo l’Osservatorio sulla Tav il no all’opera determinerebbe un costo di oltre 2 miliardi”.

In realtà non è così.

Si legge sul Fatto Quotidiano che “…il Grant agreement del 2014 prevede “sanzioni” nel caso di comportamenti irregolari ma chiarisce che “nessuna delle parti è autorizzata a chiedere un risarcimento in caso di risoluzione dell’opera da parte di uno dei contraenti”. Bruxelles fa trapelare l’intenzione di riavere indietro parte dei fondi, ma c’è molto scetticismo sulla reale possibilità che – in caso di stop – si possa chiedere all’Italia di restituire la quota già spesa nel 2007-2013. Precedenti legali non esistono e le norme escludono indennizzi.

Discorso diverso per la quota versata dal 2014, ma dipende da quanto si è già speso. L’agreement prevedeva spese al 2018 per 461 milioni, ma il cronoprogramma dei lavori è andato a rilento. In un documento inviato al ministero a fine novembre, Telt ammetteva che le “penalità” per la rescissione dell’agreement non supererebbero gli 81 milioni. L’unica certezza è che quanto NON speso andrà restituito. E – stando ai dati Telt – si tratta di oltre 400 milioni, solo in parte destinati a coprire i costi dell’Italia. La Francia potrebbe provare a chiedere indietro i 300 milioni spesi, ma gli accordi non lo prevedono”.

Inoltre, come già chiarito qui, non sono previste penali.

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