Abolizione legge Fornero. Ci sono penalità per chi andrà in pensione con Quota100?

Ci pensa il Fatto Quotidiano oggi a smentire alcune bufale sulla riforma della Legge Fornero. Quì trovate l’articolo completo da cui si evincerebbe che:

  1. La misura che Matteo Salvini ha definito come “l’abolizione della legge Fornero”, non abolisce la Legge Fornero (che infatti resta in vigore);
  2. Al momento non è ancora stato approvato nulla quindi le varie analisi si basano su ipotesi;
  3. La nuova misura chiamata “Quota100” non scatterà in automatico per tutti: qualcuno sceglierà di aderire a questa possibilità di “pensione anticipata” ma probabilmente qualcun altro no quindi il costo di tale manovra è soltanto ipotizzabile;
  4. Il lavoratore che aderirà alla “Quota100” subirà una riduzione dell’assegno pensionistico variabile tra l’8,65% (per chi va in pensione con sei anni di anticipo) e lo 0,22% (andando in pensione un anno prima di quando dovuto con le vecchie norme Fornero). L’ipotesi, ventilata dall’Upb (Ufficio parlamentare di bilancio), che quota 100 potrebbe costare fino al 34% dell’assegno mensile, quindi un terzo della pensione, si è fatta strada nel chiacchiericcio mediatico e popolare tanto da far pensare a molti di essere stati truffati. In realtà, lo stesso Upb, oltre alla tabella che ipotizza una decurtazione del 34% – ma solo se si andasse in pensione sei anni prima di quando si avrebbe diritto – pubblica una seconda tabella in cui si calcola il beneficio ricevuto dai maggiori anni di corresponsione dell’assegno. Se si va in pensione prima, infatti, si gode dell’assegno Inps più a lungo.
  5. Non si può parlare di decurtazione. Lo ammette lo stesso Boeri: “Non sono penalizzazioni, ma correzioni attuariali sulla parte contributiva delle pensioni”. Ghiselli, della Cgil, è ancora più netto: “Parlare di penalizzazione è una scorrettezza, non c’è nessuna perdita per i lavoratori. Semplicemente, andando in pensione prima godono di un assegno tarato su minori contributi versati”;
  6. AD ESEMPIO, una pensione a 65 anni con le attuali norme, con un misto di retributivo e contributivo e con la quota C prevista dalla Fornero, dopo 43 anni di contributi determina una pensione annua lorda di 32.190 euro. Con tre anni di anticipo, a 62 anni invece che 65, ne garantisce 29.930, 173 euro lordi al mese in meno, lo 0,53%. Nel primo caso, ipotizzando una speranza di vita di 85 anni, si cumuleranno 643.800 euro. Nel secondo, 688.390: 45 mila euro in più.

 

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