Ci sono o no le penali per il no al TAP?

 

Lo spiega bene il Fatto Quotidiano in questo articolo del 29 ottobre 2018. Riassumendo: se si rinunciasse al TAP non ci sarebbero penali ma quasi certamente gli italiani dovrebbero sborsare alcune decine di miliardi di euro.

A luglio la Socar (ente energetico azero) e la Bp, entrambi azionisti del consorzio Tap, “hanno indicato danni complessivi per il ritiro dell’Italia dal progetto tra 40 e 70 miliardi di euro. Si tratta di una stima che comprende i costi di approvvigionamento maggiori e mancato gettito fiscale per l’Italia”.

Il 27 settembre il direttore generale del MISE scrive: “la TAP non prevede finanziamenti dello Stato italiano, una eventuale revoca dell’autorizzazione rilasciata e riconosciuta legittima da tutti i contenziosi amministrativi, con il conseguente annullamento del progetto, causerebbe una serie di danni a soggetti privati”. Che sono parecchi: la società costruttrice Tap, quelle che hanno avuto i lavori in appalto, gli esportatori di gas azero e le società italiane (Enel, Hera ed Edison) che hanno prenotato le forniture di gas dal 2020 con contratti di durata venticinquennale.

Il premier Conte, in una lettera ai cittadini di Melendugno resa nota ieri sera, ricorda che Socar, BP, Snam, Fluxys, Enagas, Axpo, azionisti di Tap, chiederebbero indietro “i costi di costruzione e di mancata attuazione dei relativi contratti e per il mancato guadagno da commisurare all’intera durata della concessione”.

Secondo il ministero dello Sviluppo e secondo Conte, uno stop unilaterale da parte dell’Italia sarebbe una violazione degli impegni presi con l’accordo intergovernativo del 2013 con Grecia e Albania. La cancellazione dell’opera farebbe scattare “cause o arbitrati internazionali in base alle convenzioni internazionali firmate dall’Italia che proteggono gli investimenti esteri effettuati da privati”. Il risultato, scrive il direttore generale dello Sviluppo Gilberto Dialuce, sarebbe una raffica di “richieste di rimborso degli investimenti effettuati nonché dei danni economici connessi alle mancate forniture, anche al di fuori del territorio italiano, nei confronti dello Stato italiano”. Nessuna cifra, ma, dopo Di Maio, anche Conte parla di “20-35 miliardi”.

Scrive inoltre il Fatto Quotidiano oggi: “…dopo gli accordi-capestro firmati nel 2015 da quel gran genio di Calenda (contro il parere del governatore Pd Emiliano), lo stop costerebbe allo Stato una ventina di miliardi di risarcimenti: purtroppo, porcata fatta capo ha (anche se qualcosa si può ancora tentare deviando il tracciato in un’area di minor pregio naturale e turistico)”.

Tradotto: se nessuna di queste società (italiane o estere) facesse causa all’Italia, non essendoci “penali” nel contratto, la rinuncia al TAP non ci costerebbe nulla. Se invece scattassero cause e arbitrati internazionali l’Italia potrebbe (lo diranno eventualmente i giudici) dover pagare risarcimenti miliardari.

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