Penali per il NO al TAV? Era una bufala.

 

Non ci saranno penali miliardarie per l’Italia se mai il governo Conte dovesse optare per il NO alla linea ad alta velocità TAVTorino-Lione.

«Confermo che a livello europeo penali non ci dovrebbero essere e del resto io non ho mai parlato di penali» ha ammesso qualche giorno fa anche Paolo Foietta, commissario straordinario del governo (precedente) per la Tav Torino-Lione. Secondo Foietta però se l’Italia uscisse unilateralmente dal progetto Tav, gli altri attori istituzionali coinvolti, Unione europea e Francia, potrebbero rivalersi e chiedere il risarcimento dei costi sostenuti.

Anche questa interpretazione viene smentita da Livio Pepino, giurista ed ex magistrato, che ha inviato una lettera ai direttori della Repubblica e della Stampa per correggere le fake news diffuse in questi giorni sulla questione TAV Torino-Lione.

Nella lettera Pepino fa presente che:

non esiste alcun documento europeo sottoscritto dall’Italia che preveda penali di qualsiasi tipo in caso di ritiro dal progetto;
gli accordi bilaterali tra Francia e Italia non comprendono alcuna clausola che accolli a una delle parti, in caso di recesso, forme di compensazione per lavori fatti dall’altra parte sul proprio territorio;
la questione del risarcimento alle imprese danneggiate in caso di appalti aggiudicati e successivamente annullati (oggetto, per il Tav, di regolamentazione specifica ampiamente restrittiva) non si pone, comunque, nel caso specifico posto che, ad oggi, non sono stati banditi né, tanto meno, aggiudicati appalti per opere relative alla costruzione del tunnel di base;
– egualmente infondata è l’affermazione, secondo cui l’eventuale rinuncia imporrebbe all’Italia la restituzione all’Unione europea dei contributi ricevuti per la realizzazione dell’opera. Infatti i finanziamenti europei sono erogati solo in base all’avanzamento dei lavori (e vengono persi in caso di mancato completamento nei termini prefissati), sì che la rinuncia di una delle parti interessate non comporterebbe alcun dovere di restituzione di contributi (mai ricevuti) bensì, semplicemente, il mancato versamento da parte dell’Europa dei contributi previsti. Si aggiunga che ad oggi i finanziamenti europei ipotizzati sono una minima parte del 40% del valore del tunnel di base e che ulteriori (eventuali) stanziamenti dovranno essere decisi solo dopo la conclusione del settennato di programmazione in corso, cioè dopo il 2021 (e dopo le elezioni del Parlamento europeo nel 2019).

Alla lettera di Pepino ha subito risposto con questo tweet Marco Imarisio del Corriere della Sera:

Non si è fatta attendere la risposta di Pepino sul FattoQuotidiano il 4 agosto 2018: “Nell’allegato II, articoli 14,15 e 16 (da pagina 38 in poi), il documento citato da Imarisio prende in esame le possibili vicende dell’infrastruttura per cui è previsto un finanziamento dell’Unione, considerando le varie possibili evenienze (forza maggiore, sospensione o completamento dei lavori e via elencando), e conclude in modo perentorio (articolo 16.4.3, pagina 45) che neither part shall be entitled to claim compensation on account of a termination by other party  …ovvero, “nessuna delle parti ha diritto di chiedere un risarcimento in seguito alla risoluzione ad opera di un’altra parte”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Se ti va, metti mi piace alla nostra pagina facebook